Terranera OnLine " Veduta dal campanile "
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sbrvlizz [Fulvio Giuliani] [27.06.2010 22:49]
valgono anche il giorno dopo...

servono per il futuro.

Prendetevi i miei di auguri.

SOno i più nuovi,

Buona vita insieme
ciccio [Andrea Argentieri] [27.06.2010 20:30]
viva gli sposi, ieri giornata meravigliosa....bellissima festa....saluti a Valerie i Janluca.....

Finalmente un abbraccio vero ad Anna.

neu coração è pieno di tanta tanta joya
devon [Emiliano Giuliani] [27.06.2010 19:08]
Evviva gli sposi!!!
dicleg [Giovanni Di Clemente] [26.06.2010 22:17]
ero di passaggio...
ma mi par di capire (dalle parole di Anna) che mi corre di fare un grosso, grosso

AUGURI...

Ciao, brdp, a te ed alla tua signora un grosso abbraccio!
Auguri vivissimi e ... ad maiora!
Anna [Anna Maria Santilli] [26.06.2010 16:26]
Erano bellisiimi e avvolti nel profumo della lavanda. Erano bellissimi e commossi. Sull'altare c'erano i fiori della camomilla, la paglia e , tra i capelli di Lei i mughetti: Quelli di sua madre quando andò sposa. Abbiamo palpitato sulle loro voci che si accoglievano l'un l'altra. Eravamo vicini, tutti.

Le lacrime sono andate, dopo, in un abbraccio. Non importa come ci si parla. L'importante è capirsi.

C'era "Stretto" e me lo sono abbracciato a lungo. Lui, il suo cuore e il "nostro" De Andrè.

Ora festeggiano a Paganica.Sovraintende al pranzo Zia teresa con il suo grembiule bianco. Non si vede, ma c'è.

Buona vita brdp e ziotta.

Tutta la felicità del mondo.

Lunga vita. E piena.

E..Viva gli sposi!
ciccio [Andrea Argentieri] [22.06.2010 19:37]
Ciao Mr Sbrvlizzz grazie soprattutto del tempo, io me 'mpiccio ancora col taglia e incolla.....infatti per completezza aggiungo il verso mancante che m'ero perso: "nella pietà che sfigura il dolore"
ciao tutti
sbrvlizz [Fulvio Giuliani] [22.06.2010 00:56]
credo di aver letto tra i primi e mi sono - come si dice - trattenuto dal lasciare commenti sul sito

confesso che prima ho giocato con le "occorrenze"...

5 strofe.
una da sette versi e le altre da otto
rime baciate

guidate da un unico titolo: STRETTO.

ho un tavolo nello studio che è il monumento della creatività
nel senso che sopra ci è poggiato di tutto. arnesi per smontare il pc o stringere il tubo del termosifone, colla per sistemare ogni cosa (anche le scarpe), carta di riso - gelosamente custodita - corde (vecchie e nuove) di chitarra, incensi, fatture da portare al commercilista, documenti chenonsidevonoassolutamenteperdere, tabacco da pipa, simil-tabacco, sigarette di almeno 4 marche diverse, un bicchiere che ricorda quello di Giallorenzo (.....), lampade bottiglie ecc. ecc.
anche una scatola di pastelli colorati
il gioco si fa così:
si apre una pagina word
si crea una tabella
sulla prima riga 5 colonne
sulla seconda riga si copiano e incollano le tue cinque strofe (viene un po' più lunga)

si scelgono 5 colori
si evidenzia ciascuna delle tue strofe
il testo di ognuna si colora con uno dei colori scelti

poi si prende un pastello (ad occhi rigirosamente chiusi) e si copia e incolla, in una pagina nuova, il primo verso della strofa del colore corrispondente, poi il secondo di un altro colore, poi il terzo di un altro colore ancora....

mi sono fermato a quindici versioni
non si perde nenache la musicalità nel non rispettare l'ordine dei colori
ognuna sta perfettamente in piedi uguale e, nello stesso tempo, diversa


c'è anche la variante "shangay"
e quella con le ripetizioni di colore

CAHPEAU!

provare per credere

che bello, a volte, essere contemporanei.....
ciccio [Andrea Argentieri] [21.06.2010 17:45]
Grazie Anna, ricambio bacio e abbraccio, sei veramente cara.

Ciao Francesca, è assolutamente una citazione, mentre stavo scrivendo "c'era un cartello" mi è venuto in mente tutto il resto e l'ho aggiunto......l' ho cantata e sentita cantare troppe volte quella canzone! Molto del bello nell'ombra del mondo che mi scivola intorno ho imparato a riconoscerlo grazie a De André.

Ciao
Anna [Anna Maria Santilli] [21.06.2010 13:44]
Non lasciarci stare Andrea.

Non lasciarci stare, visionario e immaginifico ragazzo.

Posso chiederti...ancora?

Ti bacio e ti abbraccio.

Francesca [Francesca Tosi] [18.06.2010 08:41]
grazie anche per la citazione di de andré.
voluta o meno... ça va sans dire!
ciccio [Andrea Argentieri] [17.06.2010 23:23]
Prometto che dopo questo vi lascio stare.
Il titolo di questo racconto l’ho lasciato dove l’ho trovato, alla fine.


Ero voltato verso Rocca di Cambio, per completare con l’unico scenario illuminato, il ricordo che avrei avuto negli anni a venire dei ragionamenti sciolti nell’aria scura e mite di quella sera d’estate. La discesa agevolava dolcemente lo spirito contemplativo, mentre lo sguardo si acuiva abituandosi a quella semioscurità. In quel posto si passa, oramai da generazioni, per proteggersi dal feroce giudizio della saggezza, per lascia scoppiare ogni indomito tormento facendolo bruciare sotto il sole a picco e sopra il fieno secco, oppure per lasciar asciugare un amore lacrimevole su un pungente, verde e profumato tappeto di tempo eterno. Di notte si può chiedere in prestito il silenzio al sentiero che taglia e aggira le piccole gobbe di rocce di sentinella verso sud, in una platea violata solo dalla luce delle stelle e dei paesi lontani, segnato e protetto da una piccola croce di ferro. È anche un invitante scorciatoia, nelle sere goliardiche, per saltare, senza troppe cerimonie, dall’ora dell’amaro a quella del brulé, in qualsiasi stagione. La sinuosità di quelle curve all’inizio avvolge e offre riparo, ma ben presto costringe al confronto col ritorno, rompendo quelle sfumature di luce che segnano il cammino, con l’abbagliante durezza dell’illuminazione di Terranera puntata dritta negli occhi. L’impasto di fiaccole verdognole aveva qualcosa di diverso però quella sera, sembrava un bicchiere sporco in controluce e quando arrivai vicino a quello che doveva essere il cartello d’entrata, vidi l’acquazza procedere dentro il paese aggrappandosi alle pareti alle strade, ai tetti e alle luci. Avanzai seguendo l’intuizione di un qualcosa stipata sotto quel lenzuolo grigio, un qualcosa che mi ci è voluto tutta la notte per capire bene cos’era.
Avevo appena cominciato a camminare nell’abitato quando sul suolo breccioso e compatto della Pagliara mi parve di vedere una serie di solchi vicini e irregolari. Abbassandomi riuscii a capire che quei graffi nella terra erano una scritta, girandomi verso Rocca di Mezzo, con un po’ di fatica lessi queste parole:

…………Nel silenzio di un atto d’amore
Nella confusione dello splendore
In un grido dentro al rumore
In un ritardo di migliaia di ore
In un numero, una pietra, un colore
In un libro di storie d’onore
In un’immobile maschera di sudore……

Dovetti rileggere parecchie volte quei versi, finché riuscii a ricordarli chiudendoli e serrandoli in una filastrocca. Risollevandomi feci stranamente caso ai pantaloni che indossavo, il tempo me li aveva fatti ritrovare piuttosto aderenti, consunti e decisamente fuori moda, immaginai, non senza sorridere, le parole che avrebbero detto i miei amici se fossero stati lì “te sci remisso ji jeans de soreta?” (cosa mai avvenuta).
Passai oltre cercando di seguire la scia della funesta bruma strisciante verso u coll’pert. Mi immersi nel freddo abbraccio e in pochi passi arrivai in Portella, dove le immancabili automobili parcheggiate, formavano la coda luccicante che di giorno in agosto si agita al ritmo del richiami materni e delle mille inevitabili e inutili cose da fare. Mentre le scorrevo diretto verso il serbatoio, per spiare dall’alto la strada segreta della coltre fumosa, notai un furgone, uno di quelli che sul cassone scoperto portano in giro le pubblicità. Non ne ero sicuro, ma a memoria non mi pare di averne mai visto uno in quel posto, allora rallentai incuriosito per cercare l’annuncio commerciale che esibiva. Ci girai intorno perché il messaggio era dalla parte del veicolo rivolta verso la parte accostata alla parete di sassi. Procedendo di profilo lungo il muro come in una rappresentazione egizia, arrivai dove potei finalmente leggere. Su uno sfondo giallo c’era una scritta nera diceva:

……..Nel cielo che lentamente si spezza
Nella speranza dall’incertezza
Nella inevitabile matura amarezza
Tra ingenuità e purezza
In un sorriso senza dolcezza
Nella ricerca di una propria destrezza
Tra passione e tristezza
Tra talenti mai all’altezza……..

A quel punto capii che quello che stavo cercando quella sera erano parole e per trovarle avrei dovuto restare dove c’era luce, anche se questo avrebbe significato rimanere immerso nell’ atmosfera che invece avrei voluto sfuggire. Allora mi voltai e affrettai il passo verso il Morrone.
Per l’ansia della curiosità e il freddo dell’umidità, le gambe cominciarono a tagliare l’aria come fossero forbici e il cuore cominciò a sbattere come un copertone bucato. Andai finché ad una certo punto per la spossatezza fui costretto a fermarmi, giusto il tempo di esclamare tra me e me “mon dieu….je suis fatigué”.
Girando la testa verso destra, mentre ancora ansimavo per l’improvviso sforzo, vidi appesa davanti alla porta di una maison una di quelle tende fatta di lingue di plastica che andavano di moda alcune estati fa. Proteggevano malamente dagli insetti e per accogliere i visitatori ci si sporgeva con la voce prima ancora che con un mezzo viso. Tutte avevano disegni di dubbio gusto, quella aveva una scritta, che riuscii a decifrare solo tenendo stirate le strisce contro la porta perchè le leggere maleodoranti folate le agitavano in continuazione. Lessi quanto segue:

……..Nella stanchezza della pazienza
In uno sfogo in dissolvenza
Tra sacrificio e penitenza
In uno stile senza eleganza
In poche righe per conoscenza
Tra i fantasmi dell’ignoranza
In un bisogno di colta violenza
In una tragedia senza importanza……….

Dopo un po’ di volte che scorrevo quelle righe devo essermi distratto nel tenere schiacciati quei nastri colorati contro la porta, perché il battente di ferro su una delle ante, improvvisamente emise un rintocco secco che risuonò echeggiando negli ampi locali dell’abitazione. Quello che seguì non posso certo definirlo un dialogo, ebbi uno scambio di battute con una voce indomita, sciupata dalla sua stessa forza e dall’usura, distorta dalla sorpresa e tuonante per vendicare una bellezza mai esibita. Mortificato per la mia imperdonabile indelicatezza, azzardai una maldestra richiesta di indulgenza in un’altra lingua, mormorando un confusissimo e pietoso “je suis desolé”, piazzato lì come un biglietto anonimo stipato a forza sotto una porta chiusa.
Fallito miseramente il tentativo di comunicazione fui incalzato da giudizi poco rispettosi del mio albero genealogico, nonostante l’anonimato che mi proteggeva. Allora fui costretto a riprendere piuttosto rapidamente il cammino, senza dirigermi però dove ero stato invitato ad andare.
Oltrepassai le piastre e ritornai dove i suoni accompagnano indissolubilmente le immagini per raccontare gli eventi. Sentivo crepitii ad ogni passo e quel rumore rimbalzava da un muro all’altro delle case che fiancheggiavano il mio cammino. Alzai lo sguardo come per seguire ogni vibrazione che, sbattendo a destra e a sinistra, sembrava smorzarsi solo nel cielo scuro. Vidi così le luminarie della festa, tese tra un cantone e l’altro di quei vicoli, brillare come fossero accese grazie ai riflessi sul vetro delle lampadine. Non disegnavano le forme che ricordavo da sempre, ma piuttosto erano missive indicanti un percorso, non so se da seguire o da evitare.
Comincia a leggere e all’improvviso quello che sentivo non era più l’eco soffuso dei fruscii dai miei movimenti, ma il riverbero di quelle parole nella mia mente. La sequenza mi pare fosse la seguente:

……Nel respiro di tutte le sere
Nell’angoscia che non voglio temere
Nei grani di troppe preghiere
Tra le solite due primavere
Nel vago sconosciuto piacere
Negli ingorghi del futuro sapere
Nell’etica senza potere
Nell’eterno rassicurante dovere………

A quell’ultimo verso fermai il mio incedere e mi resi improvvisamente conto di essere davanti all’entrata laterale della chiesa. Avevo attraversato il cuore del mio paese senza rendermene conto, in quel momento mi sentii stranamente sazio. Ripensai a tutte le parole raccolte in giro fino a quel momento e un po’ stordito me ne tornai barcollando a casa. Entrai pronto a barattare tutte le emozioni della nottata per non affrontare quei pochi passi fino al letto. Mentre arrangiavo gli ultimi gesti prima del meritato congedo, mi voltai verso l’alta finestra che ha sempre raccolto i colori meravigliosi con cui ricordo dipinta la mia stanza. Forse per ingordigia approfittai di quello spunto panoramico e mi arrampicai fin oltre il davanzale. Accesi l’ultima sigaretta per consumare quel poco tempo rimasto prima dell’alba. Dalla prima all’ultima boccata mi risuonarono in testa strane parole che ho ricordato solo recentemente:

…….In un morso domato col guanto
Nelle maglie del controcanto
Nell’orizzonte color amaranto
Nella fretta di fronte all’incanto
Nel pudore di un animo affranto
Nel disgusto di ogni rimpianto
In una notte tradita nel manto
In un occhio socchiuso quel tanto…….

Quella mattina venne da me il mio amico carissimo mentre facevo colazione. Ero seduto incastrato tra il tavolo, il muro, la credenza e mio fratello. Mi chiese con tono affettuoso e divertito: “come stai?” Io fissando la tazza di cereali con crusca e fibre, un po’ per farlo sorridere, ma soprattutto per raccontargli la mia avventura gli risposi:
“STRETTO”
dicleg [Giovanni Di Clemente] [17.06.2010 13:28]
Fulvio, grazie per il sito da visionare!
Non ci sono andato ancora e non so quando lo farò.
Non mi piace molto andare in giro su Internet, se non ne ho la necessità; lo faccio soprattutto per lavoro.

TOL è un'altra cosa!!!

Quando vengo su questo sito, sono a Terranera!!!
Non occorre dire altro. Il desiderio del mio paese è sempre presente in me. Non credo sia diverso per tutti i frequenatori che, amanti del nostro paese, sono lontani da esso.
E' un legame continuo e forte che non si scioglie facilmente; penso che non si scioglierà mai.
Se non sono lì, sarò lì e per sempre.

Ciao!
sbrvlizz [Fulvio Giuliani] [16.06.2010 23:58]
grazie Gianni.
anche da parte mia.

se vuoi sorridere continuando a tenere il cervello acceso vai su:

www.spinoza.it

io sono "spinoziano" da tempo
ciccio [Andrea Argentieri] [15.06.2010 19:28]
Grazie davvero!
dicleg [Giovanni Di Clemente] [15.06.2010 12:14]
A chi non legge mai sul sito di Terranera.net (TOL): è vero, ormai si scrive poco perché ci sono pochi aggiornamenti e quindi poche visite....

però quando si scrive...

Fulvio Giuliani ci ha dilettato in altri tempi del suo sapere! sempre molto, molto (come classificarlo?, commovente?, divertente?, in qualunque modo lo si voglia fare... l'aggettivo da dargli è sempre stato "molto"!)...
Ora abbiamo un altro amico che ci diletta del suo sapere ... in altro modo che non quello di Fulvio, ma ...
anche a lui non possiamo che - dobbiamo affibbiare l'aggettivo "molto"...!!!

Non mi sento di “baciare” Andrea, come fa Anna Maria, ma la sensazione è la stessa…
Grazie! Grazie per le parole che ci hai donato!
Grazie per le sensazioni (bellissime) che hai fatto sentire a me, come a tutti coloro che ti hanno letto! Di questo sono sicuro!
Ho letto questo articolo alcuni giorni or sono (quasi subito dopo l’inserimento) e, malgrado non sia intervenuto allora, le sensazioni provate mi hanno portato a rileggerlo altre volte, fino a ringraziarti pubblicamente oggi, come hanno fatto altri amici!
In attesa di altro, spero molto altro ma andrebbe bene anche poco, ti ringrazio di nuovo…

Però … Fù… quando mi farai di nuovo sorridere?
Dicono che sia facile far piangere e molto più difficile far ridere! Visto che sei bravo in entrambe le cose… dài… dài…
Un abbraccio!
Anna [Anna Maria Santilli] [08.06.2010 15:05]
E ora non ci lasciare senza ..."la pantsema". Lo sai che siamo malati di parole. Anche se , potendo scegliere, io vorrei che ti calassi nell'intesità della follia nera ...perchè..vorrei....mi piacerebbe... ancora...leggerti. Scrivere è come baciare. Solo senza le labbra..
sbrvlizz [Fulvio Giuliani] [08.06.2010 11:15]
sarà anche stata lunga l'attesa ma - diobbuono - ne valeva la pena.

continua, Ciccio, su questa o su altre strade

ma che ci sia un seguito, il dopo, il durante, il quellochetipare

per il diletto che nasce dal leggere di un episodio, di per se insignificante, dove dentro c'è un pezzo di ognuno di noi che, dell'acquazza, ne abbiamo intrise le ossa...

cattavone [Filippo Argentieri] [06.06.2010 20:04]
Fratello sei un grande! Ieri sera sono tornato a dormire a casa mia...non sono più esule...
zeppolotto [Attilio Morelli] [04.06.2010 23:20]
Ho timore nello scrivere dopo la cascata di emozioni che Ciccio mi ha regalato...

Ma sti c...i!!!

Mi sono emozionato come non mi capitava da tempo...

Grazie amico....

Grazie davvero
Anna [Anna Maria Santilli] [02.06.2010 11:08]
Alla faccia del..."segno" e delle idee raccolte.
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